IL Conte Vescovo Nicola Maria Caracciolo

Personaggi del XVI secolo :
Nicola Maria Caracciolo : Conte di Mascali

caracciolo

IL CONTE VESCOVO

Fra i personaggi di maggior rilievo del Cinquecento italiano merita di essere ricordato il vescovo di Catania e Conte di Mascali Nicola Maria Caracciolo (1512-1568). Giunse con la nomina di semplice amministratore (non aveva ancora raggiunto l”età prevista dalle norme canoniche per ricevere la consacrazione episcopale). Ma nonostante la giovane età di 25 anni, rivelò ben presto di possedere una buona capacità di governo e una ricca spiritualità, accompagnata dal desiderio di riforma (pare che a Napoli avesse conosciuto e frequentato i circolo degli alumbrados di Juan Valdés).\r\nIn un periodo in cui i vescovi si preoccupavano più di riscuotere le rendite dei benefici che assumersi la responsabilità del governo pastorale, il Caracciolo resse per trent”anni la diocesi di Catania e la Contea di Mascali , osservando la norma canonica della residenza e impegnandosi a svolgere fino in fondo la sua missione. Partecipò al Concilio di Trento e si adoperò per attuare la riforma promossa dai suoi decreti, nonostante le resistenze opposte dai notabili delle diverse città della diocesi.

Il Rapimento

Una parentesi dolorosa interruppe nel 1561 il suo governo pastorale. Il 25 giugno, mentre si recava da Messina a Napoli su una delle sette galere del Regno di Sicilia, fu fatto prigioniero dal rais Dragut,Viceré di Algeri, Signore di Tripoli e di al-Mahdiyya, detto la Spada vendicatrice dell”Islam e spesso spietato protagonista di credenze popolari e romanzi , ammiraglio di ceppo turco, a differenza dei tanti europei catturati e poi convertiti, che divennero ammiragli della flotta ottomana .

dragut

Dragut condusse il Vescovo-Conte come prigioniero a Tripoli e chiese per il suo riscatto l”ingente somma di 10.000 scudi. Durante il suo soggiorno a Tripoli il vescovo fu trattato con molto riguardo ed era libero di muoversi e di osservare la città e le sue difese.

Liberazione e Contrattacco

Dopo la sua liberazione (1562), presentò al Viceré di Sicilia, perché lo facesse pervenire al re Filippo II, un piano dettagliato per attaccare e conquistare Tripoli.In quel periodo (dieci anni dopo si sarebbe combattuta la battaglia di Lepanto) la flotta turca costituiva un pericolo costante per l”Europa cristiana: le comunicazioni e il commercio non erano sicurie non era raro che le navi puntassero anche alle città costiere. Nel 1554 la flotta si prefisse di occupare Catania e se ne sarebbe probabilmente impadronita se un violento vento di tramontana non l”avesse spinta verso Augusta, che fu saccheggiata.

L’ OSSERVATORE
Il vescovo Caracciolo, in un incontro avuto con il viceré al rientro dalla prigionia, aveva esposto a voce il suo piano di attacco. Il Duca di Medina Coeli, dopo averlo ascoltato, lo aveva invitato a fargli pervenire una relazione scritta e ad illustrare soprattutto tre punti: le mura e le fortificazioni della città di Tripoli, le forze delle quali disponeva il rais per la difesa, il numero di soldati cristiani necessari per sferrare l”attacco e i luoghi nei quali avrebbero potuto disporsi per l”assedio. Nel documento che invia al viceré, il vescovo illustra in modo chiaro ed esauriente i tre punti richiesti, dimostrando di possedere un notevole spirito di osservazione e un certa conoscenza delle tecniche militari.

Il Caracciolo inizia con una descrizione sommaria della città di Tripoli:

“Il circuito di Tripoli potrà essere due buone miglia, non minore di quello di Catania: ricerca guardia assai, le mura sono fiacche, non vi sono fossi, non hanno fianchi, et quelli baluardi, che vi sono, sono posti in tal modo, che l”uno non può diffender l”altro”.

LA FORTEZZA

Fortezza del Mare

La relazione continua con minuziose osservazioni fino ad un rilievo che il vescovo ritiene fondamentale per il suo discorso:

“Ha fatto Dragut un principio di fortezza e quando si donasse tempo a questo barbaro di condurre a fine questa fortezza che vi potria correre spatio di due anni, all”hora l”impresa che s”havesse a fare, saria se non disperata, almeno difficilissima”.

In sostanza il vescovo era del parere di attaccare al più presto Tripoli, prima che fossero portate a termine le opere di fortificazione iniziate.

Passando al secondo punto, il vescovo incomincia col descrivere le condizioni di salute di Dragut:

“E” di età, che l”anni suoi giocano tra il settantacinque e li ottanta; è rotto, e per meglio dire, aperto di sotto, e questo male li porta mirabil dolore in alchuni tempi dell”anno, talché più volte è venuto in risoluzione di tagliarsi”. Poi fa un elenco delle sue disponibilità economiche e militari:

“Il dominio di Dragut li può rendere l”anno cento milia scudi et di questi danari a da pagare li soldati, mantenere li schiavi et la sua corte, et mandare alcun presente alla porta del gran signore, et in questo numero si contano cinquecento cavalli. Tiene fra il castello et la terra, settanta in ottanta pezzi d”artegliaria fra piccoli et grossi, et fra quelli delle galere in tutto saranno cento quaranta, non le manca buona quantità di palle et di monitione, ma dalla vittuaglia, per quanto io ho visto, et mi sono informato, pate assai talché, se non farà miglior provisione, sempre che li andasse essercito adosso, esso non haveria grano per quindeci giorni”.

Sul terzo punto scrive:

“Havendo io considerato et accuratamente et con diligentia esaminato il sito, le mura, l”artigliarie, le genti, et li agiuti che potesse haver Dragut, giudicarei che sessanta galere, le quali portassero centocinquanta fanti per ciascuna che fariano il numero di nove milla soldati et le artigliarie necessarie, et insieme con le galere dieci navi, le quali si portassero guastatori, zappe, pale, scale, coffe et altri istromenti necessarii alla guerra, si potria fare et condurre felicemente a fine questa tanto necessaria impresa”.

TRIPOLES

Il vescovo continua indicando i punti di sbarco, i porti dove tenere al sicuro le navi, le soluzioni per costruire gli accampamenti dei soldati cristiani.Il piano dettagliato di attacco a Tripoli predisposto dal Caracciolo non fu mai reso operativo e fu necessario attendere la battaglia di Lepanto (1571) perché il Mediterraneo diventasse un mare relativamente tranquillo per le città costiere, per le comunicazioni ed il commercio.

L’ ASSEDIO

Dragut nel maggio del 1565 assediò il forte di Sant’Elmo a (Malta), cannoneggiandola ripetutamente. Il forte tuttavia resistette e contrattaccò. Dragut tuttavia, ferito alla fronte da una scheggia di pietra, morì. Gli succedette quindi Uluch Alì (‘Ulu-j ‘Ali-, chiamato dai cristiani Occhialì o Luccialì) che conquistò il forte, uccidendo tutti i superstiti.Il corpo di Dragut fu traslato a Tripoli, ove fu sepolto, nella moschea chiamata “Sara-y Dragut”. La sua tomba si trova ancora là, accanto alla scuola coranica madrasa e ai bagni pubblici hammam che portano ancora il suo nome.

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L’Eredita’ di Caracciolo

Nicola Maria Caracciolo si ritiro” nella sua Catania ed allestì rifugi segreti nelle colline mascalesi e su tutto il versante sud dell” Etna, pare se ne contino ventitre; tali rifugi , a suo dire , costituivano l” ultimo baluardo di difesa in caso di una capillare invasione ottomana nel mediterraneo .

[Il documento è conservato nell”Archivio Segreto Vaticano, Fondo Borghese, Serie I, vol. 596, ff. 85r-89v]

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