LE IDI DI MARZO


“Ricordate gli uomini per il cui nome questa lotta e’ combattuta?
Pensate che Noi li abbiamo dimenticati ?
No, ma siamo esseri emotivi, dopo tutto,

e la retorica è il carburante che alimenta il fuoco.”

______________________________Capitano Jack Rackham

Come unico Blog pensante di questo paese, Noi non abbiamo un dovere piu’ grande di quello assolto nel proteggere i diritti e i doveri dei cittadini mascalesi.

____________________________Mascali7 Redazione Unita

-In riferimento alla vicenda Garozzo Vetri nonostante il parere favorevole votato all’unanimita’ del Consiglio Comunale di concedere la variante per la trasformazione dell’ area in Zona D, segnaliamo quanto segue:
-L’ area su cui il complesso artigianale / industriale dovrebbe sorgere e/o essere ampliato da quello gia’ preesistente e’ a distanza inferiore dai duecento metri, previsti dalla legge , da un pozzo di acqua per irrigazione su prodotti agricoli destinati al consumo umano.

pozzo2

Quello in alto a destra e’ un grosso tubo per irrigazione. La’ c’e’ un pozzo per irrigazione su colture agrigole.

pozzo1

Quello , a sinistra, e’ un pozzo ad una distanza inferiore ai duecento metri dal sito in oggetto.

A rigor di legge prima viene chiuso definitivamente e sigillato poi eventualmente si concede il permesso edilizio per costruzioni di vario genere e tipologia.
Non importa che il pozzo appartenga o meno alla stessa proprieta’ in oggetto.
In particolare la legge a cui facciamo riferimento e’:
D.P.R. 24 maggio 1988, n. 236 – Attuazione della direttiva CEE numero 80_778 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, ai sensi dell’art. 15 della L. 16 aprile 1987:
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 20 maggio 1988;
Sulla proposta del Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie, di concerto con i Ministri degli affari esteri, di grazia e giustizia, del tesoro, dell’agricoltura e delle foreste, dei lavori pubblici, dell’industria, del commercio e dell’artigianato, della sanità, dell’ambiente e per gli affari regionali ed i problemi istituzionali;
Emana il seguente decreto:
1. Principi generali.
[1. Il presente decreto stabilisce i requisiti di qualità delle acque destinate al consumo umano, per la tutela della salute pubblica e per il miglioramento delle condizioni di vita ed introduce misure finalizzate a garantire la difesa delle risorse idriche]
2. Campo di applicazione.
[1. Per acque destinate al consumo umano si intendono tutte le acque, qualunque ne sia l’origine, allo stato in cui si trovano o dopo trattamento, che siano:
a) fornite al consumo;
b) ovvero utilizzate da imprese alimentari mediante incorporazione o contatto per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione, l’immissione sul mercato di prodotti e sostanze destinate al consumo umano e che possano avere conseguenze per la salubrità del prodotto alimentare finale.
2. Restano escluse dal campo di applicazione del presente decreto le acque minerali e termali]
3. Requisiti di qualità.
[1. I requisiti di qualità delle acque sono valutati sulla base dei valori e delle indicazioni relativi ai parametri di cui all’allegato I.
2. La concentrazione massima ammissibile di ciascun parametro non può essere superata.
3. I valori guida costituiscono obiettivi al cui raggiungimento l’attività amministrativa deve tendere.
4. Per le acque che subiscono un trattamento di addolcimento sono specificati, all’allegato I, i valori della concentrazione minima richiesta.
5. I valori che sono indicati nell’allegato I devono essere interpretati per ciascun parametro tenendo conto delle osservazioni eventualmente riportate nel medesimo allegato]
4. Aree di salvaguardia delle risorse idriche.
[1. Su proposta delle autorità d’ambito, le regioni, per mantenere e migliorare le caratteristiche qualitative delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano erogate a terzi mediante impianto di acquedotto che riveste carattere di pubblico interesse, nonché per la tutela dello stato delle risorse, individuano le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto, nonché, all’interno dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda, le zone di protezione.
2. Per gli approvvigionamenti diversi da quelli di cui al comma 1, le autorità competenti impartiscono, caso per caso, le prescrizioni necessarie per la conservazione, la tutela della risorsa ed il controllo delle caratteristiche qualitative delle acque destinate al consumo umano.
3. Per la gestione delle aree di salvaguardia si applicano le disposizioni dell’articolo 13 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, e le disposizioni dell’articolo 24 della stessa legge, anche per quanto riguarda eventuali indennizzi per le attività preesistenti]
5. Zona di tutela assoluta.
[1. La zona di tutela assoluta è costituita dall’area immediatamente circostante le captazioni o derivazioni; essa deve avere una estensione in caso di acque sotterranee e, ove possibile per le acque superficiali, di almeno dieci metri di raggio dal punto di captazione, deve essere adeguatamente protetta e adibita esclusivamente ad opere di captazione o presa e ad infrastrutture di servizio]
6. Zona di rispetto.
[1. La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d’uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata e può essere suddivisa in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata in relazione alla tipologia dell’opera di presa o captazione e alla situazione locale di vulnerabilità e rischio della risorsa. In particolare nella zona di rispetto sono vietati l’insediamento dei seguenti centri di pericolo e lo svolgimento delle seguenti attività:
a) dispersione di fanghi ed acque reflue, anche se depurati;
b) accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi;
c) spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l’impiego di tali sostanze sia effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche;
d) dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche proveniente da piazzali e strade;
e) aree cimiteriali;
f) apertura di cave che possono essere in connessione con la falda;
g) apertura di pozzi ad eccezione di quelli che estraggono acque destinate al consumo umano e di quelli finalizzati alla variazione della estrazione ed alla protezione delle caratteristiche quali-quantitative della risorsa idrica;
h) gestione di rifiuti;
i) stoccaggio di prodotti ovvero sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive;
l) centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli;
m) pozzi perdenti;
n) pascolo e stabulazione di bestiame che ecceda i 170 chilogrammi per ettaro di azoto presente negli effluenti, al netto delle perdite di stoccaggio e distribuzione. È comunque vietata la stabulazione di bestiame nella zona di rispetto ristretta.
2. Per gli insediamenti o le attività di cui al comma 1, preesistenti, ove possibile e comunque ad eccezione delle aree cimiteriali, sono adottate le misure per il loro allontanamento; in ogni caso deve essere garantita la loro messa in sicurezza. Le regioni e le provincie autonome disciplinano, all’interno delle zone di rispetto, le seguenti strutture od attività:
a) fognature;
b) edilizia residenziale e relative opere di urbanizzazione;
c) opere varie, ferroviarie ed in genere infrastrutture di servizio;
d) distribuzione di concimi chimici e fertilizzanti in agricoltura nei casi in cui esista un piano regionale o provinciale di fertilizzazione;
e) le pratiche agronomiche e i contenuti dei piani di fertilizzazione di cui alla lettera c) del comma 1.
3. In assenza dell’individuazione da parte della regione della zona di rispetto ai sensi dell’articolo 4, comma 1, la medesima ha un’estensione di 200 metri di raggio rispetto al punto di captazione o di derivazione]

Nel regolamento comunale non c’e’ nulla al riguardo, e nemmeno tra le leggi della regione in materia. La norma da applicare e’ esclusivamente quella nazionale.

Riassumendo la vicenda:

La Zona su cui il terreno in oggetto e’ posizionata e’ “agricola”, mai trasformata in Zona D.

Il nostro valido Ingegnere Capo boccia il progetto per la variante, l’ Architetto Russo approva invece (vedi che professionista del cazzo, n.d.R.) I Commissari invece danno ragione al nostro caparbio Ingegnere Capo, e bocciano. La Garozzo Vetri procede con ricorso al T.A.R. che nomina un C.T.U., che dà ragione al nostro eccellente Ingegnere Capo. Ma il T.A.R. incomprensibilmente sospende la delibera negativa adottata dai Commissari. Il Comune sotto l’ egida di Luigi Messina fa ricorso al C.G.A. perche’ l’ avvocato del Comune dice di appellarsi. Il C.G.A. sospende la sentenza del T.A.R. e manda tutto al Consiglio Comunale, perche’ -a loro sentenziare- la pianificazione urbanistica e’ di esclusiva competenza del Consiglio.

Ed il Consiglio approva la variante. Senza che nessuno di loro capisca fino in fondo che accidenti abbia votato, e cioe’ una variante D a ridosso del centro abitato, a distanza inferiore dei duecento metri , previsti dalla legge, da un pozzo per irrigazione su prodotti agricoli, o comunque falda acquifera da cui si “capta” risorsa idrica per consumo umano. Infine , interviene la Magistratura volendo fare luce sull’ intera vicenda.

LE RAGIONI FAVOREVOLI.

E’ giusto che l’ Amministrazione e la Politica siano vicine alle imprese produttive di questo paese, ma non a discapito della legge. E poi ci viene oggi da pensare: se questi che vanno propinando questa sorta di litania -aiutare lo sviluppo delle imprese del territorio- non siano degli ipocriti della prima ora, dove e’ il sostegno invece alle attivita’ di questo paese che sono categoricamente ignorate proprio da voi ? Aziende e professionisti ingaggiati a discapito di altri. E parlano di aiutare lo sviluppo delle imprese nel territorio. Loro. Dassero lavoro alle aziende di questo paese e paghessero le parcelle ai loro “pezzenti professionisti”. E’ fatto noto e risaputo che questa Amministrazione su due professionisti e/o due aziende aventi sede in questo Comune , e che lavorano nel medesimo settore , non effettua ricambio, cioe’ l’ Amministrazione sceglie esclusivamente lo stesso nome e cognome e la stessa azienda ignorando l’ altra, poiche’ l’ azienda e/o il professionista scelto ha legami e/o parentele con personale e/o politici aventi ruolo in questa amministrazione. Come andranno a spiegare adesso che non e’ vero ?

LE SCUSE.

Ci dispiace per aver fatto mancare la nostra un tempo solidissima ed incrollabile fede nella validita’ del nostro Ufficio Tecnico. Siamo stati ingannati su questa e tante altre cose. Anche Cristo nel giardino dei getsemani tentenno’ sulla sua fiducia in Dio Padre.

Ci dispiace per la Signora Garozzo in lacrime l’ultima volta che l’ abbiamo vista. Anche noi siamo stati ingannati e ci siamo affidati alle persone sbagliate. Comunque potete sempre sanare il pozzo, se e’ vostro, e richiedere una nuova concessione edilizia.

La Dignita’ e’ importante /,\ e l’ Etica… e’ il futuro di questa nazione /!\

Le Idi non sono finite…

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