Napolitano deve schiattare al più presto

Perchè non posso augurare la morte ad uno che ha infangato le istituzioni, ha permesso la Legge Fornero che ha ucciso e continua ad uccidere italiani, ha permesso governi di sinistra in modo multiplo senza che questi corrispondessero a rappresentare veramente la maggioranza della volontà popolare,

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ha avallato porcherie istituzionali, ha sistemato i suoi figli con consulenze milionarie, cattedre universitarie ad hoc, scorta istituzionale pagata per l’intera vita sia a lui che anche ai figli,

figli che hanno trovato il modo pure di sistemare le loro “fiamme” come la Ex Ministra Marianna Madia del PD.

Giulio Napolitano che con fare da gangster ha allontanato un giornalista reo solo di aver fatto troppe domande sulla sua scorta e sulla sua cattedra misteriosa all’Università di Roma di Tor Vergata:
IL.FATTO.QUOTIDIANO.
Servizio de “La Gabbia” (La7) sui numerosi benefit che spettano all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: telefoni satellitari, collegamenti televisivi e telematici, un maggiordomo, ma anche un guardarobiere, scorte, segretari, consiglieri diplomatici, auto blu con autista. All’ex capo dello Stato tocca anche un ufficio da 100 mq a Palazzo Giustiniani e uno staff di almeno 8 dipendenti, che costeranno 700mila euro. Oltre ai benefit, riceverà anche 15mila mensili di stipendio. Conplessivamente,a dispetto delle promesse di austerity e di tagli da parte di Napolitano, il Quirinale ci è costato 228 milioni di euro all’anno. E non solo. Come spiega il giornalista de ilfattoquotidiano.it, Primo De Nicola, all’inviato Emanuele Bonaccorsi, l’auto blu con autista personale è diritto anche del primogenito dell’ex capo dello Stato. Il figlio maggiore, Giovanni, vive a Ginevra, dove lavora per l’Associazione Internazionale dei Brevetti. Il cronista de “La Gabbia” prova quindi a intervistare il secondogenito di Napolitano, Giulio, che insegna dal 2008 diritto amministrativo all’Università Roma Tre, il cui rettore per 15 anni stato Guido Fabiani, cognato dell’ex presidente della Repubblica e attualmente assessore alle Attività Produttive della Regione Lazio. Giulio Napolitano, però, non risponde alle domande di Bonaccorsi, che lo incontra sotto la casa dell’ex presidente della Repubblica e viene immediatamente allontanato dalla sua scorta

Giorgio Napolitano che ha distrutto col fuoco prove importanti del suo coinvolgimento nella Trattiva Stato-Mafia:

WIKI: Le critiche relative al conflitto con la Procura di Palermo

Un altro episodio che diede luogo a critiche dell’operato di Giorgio Napolitano fu quello del conflitto d’attribuzione sollevato dallo stesso Napolitano contro la Procura di Palermo la quale, intercettando l’utenza telefonica di Nicola Mancino (accusato di falsa testimonianza nell’ambito del processo sulla cosiddetta “trattativa Stato-mafia”), aveva casualmente registrato delle conversazioni intercorse tra quest’ultimo e l’allora presidente della Repubblica. Scopo del conflitto d’attribuzione era quello di evitare che le intercettazioni in questione, già giudicate irrilevanti dai p.m. di Palermo, fossero distrutte – come era previsto dall’art. 268 c.p.p. – a seguito di una “udienza stralcio” nella quale gli avvocati delle parti in causa avrebbero potuto ascoltare le conversazioni, con il rischio che ne divulgassero i contenuti alla stampa.

I nastri furono distrutti, perchè ovviamente lo avrebbero inchiodato a quelle responsabilità che ha sempre scansato fin da giovanotto.

La vicenda si concluse, dopo quasi un anno dal suo principio, con la celebre sentenza n. 1/2013 della Corte Costituzionale. Quest'ultima, pur riconoscendo che il principio d'inviolabilità della riservatezza delle comunicazioni del presidente della Repubblica possa venir meno quando essa comporterebbe «il sacrificio di interessi riferibili a principi costituzionali supremi», ordinò alla Procura di Palermo (difesa dai costituzionalisti Alessandro Pace e Giovanni Serges e dall'ex membro del C.s.m. Mario Serio) di chiedere al giudice «l'immediata distruzione della documentazione relativa alle intercettazioni indicate, ai sensi dell'art. 271, comma 3, del codice di procedura penale, senza sottoposizione della stessa al contraddittorio tra le parti e con modalità idonee ad assicurare la segretezza del contenuto delle conversazioni intercettate».

Ecco chi è Giorgio Napolitano, ecco perchè gli auguro la morte, così come lui ha fatto in modo che la morte si avverasse nelle famiglie italiane.

…ipocrita.

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