Vogliamo ancora gli Anni 80

Incominciamo bene questo Giovedì.

[_________Alnytak_________]

IL.GIORNALE.

«La situazione disastrosa del debito pubblico è colpa dei governi precedenti». È il marzo del 1989 e il presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita, lancia una frecciata velenosissima nei confronti della sua nemesi, il segretario del Psi ed ex premier Bettino Craxi.
La replica di quest'ultimo non si fa attendere con una precisa imputazione all'«immobilismo» dei governi Dc la difficile situazione dell'economia. Il 1988, da poco concluso, aveva visto il deficit/Pil attestarsi all'11% e il debito/Pil sfondare la soglia del 90 per cento.
Ma il governo Conte è poi così diverso? In fondo, il reddito di cittadinanza non si può definire una prosecuzione con altri mezzi di quella politica dei sussidi che quei governi praticavano? E qui non si tratta solo di un'esplosione del ricorso alla cassa integrazione, ma anche di concessioni allegre degli assegni di invalidità o di una prosecuzione pedissequa della pratica delle baby-pensioni (cioè la possibilità per i dipendenti pubblici di ritirarsi dopo 20 anni di lavoro (14 anni e 6 mesi per le impiegate statali). In realtà, si trattava di uno scivolo per molte situazioni di crisi occupazionale di aziende pubbliche (cantieristica e portualità in primis) che non si sapeva come gestire.
Ma era anche l'Italia dove non si faticava a trovare un impiego pubblico: insegnanti, impiegati, infermieri, postini, ferrovieri erano figure sempre molto ricercate. E, in fondo, le idee controriformiste sia in ambito sanitario (con la riterritorializzazione dei servizi) che scolastico (con la riproposizione dei concorsi su base regionale, proprio come si faceva negli anni '80) che oggi contraddistinguono Lega e M5S sembrano proprio prese pari pari da uno schema di quei governi. Si potrebbe obiettare che la flat tax (per megio dire dual tax) sia totalmente innovativo rispetto a questo passato non troppo lontano. La risposta è negativa: il deficit saliva anche perché lo Stato accettava di pagare a fondo perduto. Fino al 1981 la pressione fiscale era inferiore al 30% del Pil, un sogno rispetto ai giorni nostri quando navighiamo tra il 42 e il 43 per cento. Non c'erano né imposte sugli immobili né sui guadagni in Borsa né Irap: i nodi al pettine sarebbero venuti dopo.

Solo chi li ha vissuti può ricordarli, i faovolosi anni 80, se questo gOverno vuole farceli rivivere, allora ha il nostro appoggio di nuovo.

Nonostante i contratti alla televisione per la Isoardi, chi se ne frega.

Io l’avrei forzata ad uscire dalla Televisione, ma ognuno fa come vuole.

o/

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