Fortuna VS Talento

Senza occasione non si può diventare ricchi, uno studio adesso prova quello che ho pensato già da qualche decade.
[________Alnytak__________________]

Per anni ho creduto che la fortuna sia un fattore determinante per il successo, e migliore di quanto non lo sia l’intelligenza.

Le persone al vertice delle Società attuali , gran parte di loro, sono insignificanti.
La fortuna ha avuto un ruolo determinante nella loro ascensione.
Dimostratemi che sono sbagliato in questo.

Uno studio arriva in supporto del mio pensiero affermando che la prevalenza della fortuna sul talento nella distribuzione della ricchezza è confermata matematicamente, due fisici italiani – Alessandro Pluchino e Andrea Rapisarda – e un economista – A. Biondo – hanno sfornato un software che convalida il tutto.

PBS.ORG
Facciamo un passo indietro. I dati sulla disuguaglianza economica sono così familiari ormai da aver perso la capacità di sorprendere: l'1 per cento più ricco al mondo controlla quasi la metà della ricchezza mondiale; gli otto uomini più ricchi hanno una ricchezza pari a qualcosa come 3+ miliardi dei più poveri del mondo.
Ma perché? La spiegazione più comune è che i ricchi se lo sono guadagnato, sia per QI o intelligenza o talento, virtuoso duro lavoro (Horatio Alger) o pura rapacità (Il lupo di Wall Street) o tutto quanto sopra, anche se è un po 'difficile da essere sia virtuoso che rapace.
Ma per quanto riguarda la buona e vecchia fortuna sciocca? Dopo aver terminato il primo anno del programma MBA di Harvard (in una borsa di giornalismo) e poi aver riferito, riflettendo e scrivendo di affari, non potevo evitare la conclusione che la fortuna fosse un fattore determinante del successo, se non la chiave. E così alla fine del nostro libro del 1983, "La vita e la morte sul campo di battaglia aziendale: come le aziende vincono, perdono e sopravvivono" , il coautore Tom Friedman e Io riassumiamo scrivendo che "[una] brillante strategia può prevalere in una istanza e un nuovo brillante prodotto potrebbe significare la vittoria in un altro, ma dietro la linea di fondo, ci sono molte più dita incrociate di quanto la visione tradizionale del business ci porterebbe a credere. "Più recentemente, il grande pensatore economico Bob Frank ha scritto un intero libro con la sua importanza, "Success and Luck: Good Fortune and the Myth of Meritocracy" .
Il documento accademico è d'accordo con tutti e tre. "Il paradigma meritocratico largamente dominante di culture occidentali altamente competitive", scrivono gli autori, "è radicato nella convinzione che il successo sia dovuto principalmente, se non esclusivamente, a qualità personali come talento, intelligenza, abilità, intelligenza, impegno, ostinazione, duro lavoro o assunzione di rischi. "
Chi non sarebbe d'accordo? E la meritocrazia - il dominio del merito - sembra così giusta, così giusta.

Ma sottovalutare le forze esterne nelle singole storie di successo sembra uno sport di successo per le menti delle persone che aspirano a diventare come i ricchi.

Se la ricchezza e’ distribuita in maniera anormale, 1% ricco e 99% non ricco, cosa spiega realmente questa significativa e sbalorditiva discrepanza?


"Suggeriamo che un ingrediente del genere sia solo casualità", scrivono gli autori. "In particolare, dimostriamo che, se è vero che è necessario un certo grado di talento per avere successo nella vita, quasi mai le persone più talentuose raggiungono le vette più alte di successo, essendo sorpassate da individui mediocri ma sensibilmente più fortunati." L'implicazione è abbastanza chiara: "Sottolinea il rischio di distribuire onori o risorse eccessivi a persone che, alla fine della giornata, avrebbero potuto essere semplicemente più fortunate di altre".

Quello che manca a questo studio è la soluzione per uscire da questo gap.
Se sottraiamo la fortuna e addizionamo talento+cultura+nazionalismo otteremo la debacle quasi assoluta della mediocrità.

La fortuna è costruita parzialmente dalla facilitazione imposta dagli standard culturali vigenti ed operanti nelle Società prese in oggetto dalla ricerca, tuttavia essa non può essere eliminata del tutto dall’assioma generale, poichè se Leonardo Da Vinci avesse perso le braccia in gioventù per via di un qualche incidente oggi non scriverei il suo nome ad esempio.
Tuttavia essa può essere limitata quando si fa vettore o portatrice di mediocrità nei ranghi del potere attraverso leggi che salvaguardano il caso piuttosto che la cognizione della causa.
Non fosse stato per un tipo di legge elettorale tanti mediocri e nullità sconfitte ai seggi oggi non starebbero tra i ranghi legislativi, e questo vale sia nel caso generale che nel caso locale.
Ma gli esempi continuano a sprecarsi, nell’economia, nelle arti, nel giornalismo…

Arte Europea del Passato:

Arte Europea del Presente:

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