L’Impero Malvagio di Mario Ciancio Sanfilippo è in fiamme

Chi compra La Sicilia da oggi è un complice.

Quando posso, come ora, mi fa molto piacere tornare a scrivere della mia terra e sulla mia terra d’origine. Lavorando con gli stranieri e vivendo virtualmente in posti lontani da quest’isola è per me qualcosa di malinconico pensare di essere uno straniero in terra straniera, e di essermene andato proprio per colpa di gente come Mario Ciancio Sanfilippo.

E quale migliore occasione di tornare a scrivere sul nostro acerrimo nemico , poichè tale è stato il signor Ciancio fin dagli albori di Mascali7.

Vedete, odio quotidiani editi da De Benedetti, odio il 90% della stampa…perchè edita,fatta, pubblicata e tossita via da gente non patriottica, e degenerata, e anche quel truffatore di Elon Musk è d’accordo con questo:

Ma mai mi sognerei di censurare le loro stronzate così come invece MARIO CIANCIO SANFILIPPO HA FATTO CON LA REPUBBLICA EDIZIONE DI CATANIA, e con l’evitare di scrivere sui rapporti d’interconnessione della Mafia, tra questa e le Istituzioni, tra questa e l’Imprenditoria “Bene”.

Livesicilia:

Il tribunale di Catania ritiene che ci siano – in forza al gruppo Ciancio – decine e decine di milioni di euro che sarebbero spuntati praticamente dal nulla, ingrossando i patrimoni di oltre trenta società. Una questione sulla quale il legale di Mario Ciancio, Carmelo Peluso, intervistato da LiveSicilia, ha annunciato battaglia.
Questa pronuncia arriva dopo un lavoro di approfondimento durato 11 anni che porta la firma delle due punte di diamante della Procura di Catania: Antonino Fanara e Agata Santonocito, che hanno lavorato a stretto braccio con il procuratore capo Carmelo Zuccaro e gli uomini del Ros. L’indagine patrimoniale nasce dopo il primo fascicolo aperto a carico di Ciancio nel 2007: in quel momento la Procura indagava sul ruolo di un intermediario del gruppo Auchan Rinascente al quale l’editore catanese avrebbe garantito “tutte le autorizzazioni” senza pretendere una lira fino al momento dell’inizio dei lavori. L’editore avrebbe “garantito” ciò che era di diretta competenza del Comune, autorizzazioni sui suoi terreni. E della Regione. Accuse difficili da riscontare, se non fosse che, effettivamente, sul terreno di Ciancio, che lambiva l’area aeroportuale, grazie a una variante dell’era Scapagnini, è sorto un centro commerciale, sfiorato, durante ogni atterraggio, dagli aerei che sorvolano vincoli e paesaggi. Sullo sfondo si celebra l’essenza del sistema Catania: un sistema in cui i diritti e i doveri sono messi in crisi dai privilegi, concessi a pochi rinomati cittadini. Un sistema che ha messo in crisi le imprese, l’economia e ha cancellato anche il ricordo di quella che fu la Milano del Sud.

Anche Livesicilia ci va leggera sull’operato paludoso di Ciancio, probabilmente per timore reverenziale.

Ho seguito la conferenza stampa live oggi, e devo dire che il Procuratore Zuccaro e gli altri magistrati che hanno curato quest’indagine sono preparatissimi.

Hanno stabilito le connessioni tra il passato e la storia recente delle attività di Ciancio, attingendo a ricostruzioni, poi confermate nei dettagli, di vari pentiti di mafia, non collegati tra loro poichè operanti in diverse e distinte aree della Sicilia, hanno passato sotto la lente d’ingrandimento rapporti e peculiarità che dei colletti bianchi, avvenenti imprenditori come Mario Ciancio Sanfilippo, non dovrebbero avere con dei mafiosi e/o altri imprenditori legati a filo diretto o a doppio filo con Cosa Nostra.

Ne consegue che la Mafia siciliana ha attinto ai cospicui investimenti operati da Ciancio , dal suo gruppo, al fine di vivere in simbiosi dentro l’assetto ordinario della società civile.
Coprendo tutto questa sistema circolatorio di linfa velenosa attraverso lo stesso utilizzo spregiudicato fatto dal 90% dell’Informazione di questo paese, cioè servilismo logico verso il padrone e il suo volere.

Pensate che Ciancio bloccava la stampa de La Repubblica che a sua volta blocca la vera informazione a livello nazionale. Un paradosso tragicomico moderno.

Tuttavia, ed è qui che volevo arrivare, questa tela di ragno antica e moderna svelata da questa inchiesta poderosa e unica nella storia siciliana del dopoguerra, forse seconda solo al Maxi Processo alla Mafia di Palermo, era nota più o meno a tutti, sicuramente a tutti i giornalisti d’Italia, quindi tutti quelli che scrivevano, anzi non scrivevano, di mafia, di crimine organizzato, di delinquenza, sul quotidiano de La Sicilia non sono altro che VOLGARI SGUATTERI, DISINFORMATORI, SCRIBACCHINI DI QUART’ORDINE, SANGUISUGHE IPOCRITE E PUZZOLENTI, volgari scherani, gentaglia che niente ha a che vedere con la società civile.. ma che eppure ha sempre trovato il barbaro coraggio di presentarsi dentro le Istituzioni a elemosinare posti come uffici stampa, a raccattare consensi dei c.d. “Salotti Buoni” delle nostre città… le Società Bene.. quelle che ORA TACCIONO SULLA PIU’ GRANDE CONFISCA AL PIU’ GRANDE IMPRENDITORE IN ODOR DI MAFIA DELLA STORIA D’ITALIA DAL DOPOGUERRA AD OGGI.

Mascali, additato come un Comune mafioso da La Sicilia, pagine e pagine di infamie, scritte e dipinte a torto o a ragione, è un Comune che sicuramente è più pulito di coloro che ne hanno scritto le sue sperequazioni mafiose o pseudo tali, un Comune lasciato a marcire dalla Stampa di Ciancio, da quella stessa Stampa che imitava il padrone:
Dammi quest’incarico o scrivo brutto sul tuo operato da amministratore“, dicesi estorsione, nel buon nome del marchio per cui si scrive, all’insegna dell’informazione libera..al solo fine di riempire “pane schitto” con prosciutto e salame (con la scritta sull’etichetta:”Da Maiale al Maiale”, n.d.A.) di qualche accattone copista nullafacente.

Ecco chi sono quelli de La Sicilia…ECCO CHI SONO LORO….

e il loro posto è insieme a Mario Ciancio Sanfilippo, cioè in galera.

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