I PM accertano : Ciancio è un delinquente

Continuo la cavalcata mozzafiato mozzando via le teste dei miei nemici…

Ciancio Sanfilippo Mario è ritenuto pericoloso per la Società, quindi è un delinquente.

Ieri ho sottoposto la cosa al Sindaco, che mi ha risposto: “Ciancio? Non sapevo ho lavorato ieri fino a tardi“.

Ciancio , l’uomo più ricco della Sicilia, l’editore “più importante” dell’intero Meridione è anche allo stesso tempo un pericoloso delinquente.

Si. Perchè dettava le condizioni ai suoi servi, cioè quegli accattoni che scrivono su quella carta straccia chiamata La Sicilia, comprata dai mentecatti.

Se la trovate nei Bar…allora guardate e pensate il padrone del Bar come un complice di Ciancio.

Non fa una grinza.

Se un giornale è scritto per nascondere le informazioni, proteggere i potenti, fare il forte con i deboli malcapitati di turno..allora non è un giornale…è il pizzino del capo.

Il Fatto Quotidiano:

Ciancio, i pm: “Accertata la pericolosità sociale. Imponeva linea editoriale per mantenere in ombra i mafiosi”-
Il tribunale di Catania ha ritenuto che l’attività imprenditoriale dell’editore si sia sviluppata “nell’interesse proprio e nell’interesse di Cosa nostra. E che in ragione di ciò il suo patrimonio si sia implementato illecitamente”. Per questo motivo – secondo gli inquirenti – l’imprenditore imponeva al suo giornale di “non porre all’attenzione dell’opinione pubblica gli esponenti mafiosi non ancora pubblicamente coinvolti dalle indagini giudiziarie”

Chi difende Mario Ciancio Sanfilippo sta difendendo un delinquente.

Ci sono i necrologi mai pubblicati perché respinti alla famiglia di Beppe Montana, il poliziotto ucciso da Cosa nostra. E gli articoli di giornale in cui Pippo Ercolano veniva indicato come “il massimo esponente della nota famiglia sospetta di mafia”. Per quella frase il boss andrà a rimproverare il giornalista autore del pezzo, con l’editore e direttore del giornale a fare gli onori di casa. Al centro delle indagini del Ros di Catania ci sono quarant’anni di linea editoriale di quello che è uno dei principali quotidiani del Sud Italia. Un’inchiesta che va avanti da almeno un decennio e che ieri ha portato al sequestro del patrimonio di Mario Ciancio Sanfillippo, il signore dell’informazione nel Mezzogiorno. I sigilli sono scattati per un patrimonio da almeno 150 milioni di euro che comprendeva il quotidiano La Sicilia, le azioni della Gazzetta del Mezzogiorno, due emittenti televisive, Antenna Sicilia e Telecolor. Sotto sequestro anche la società Etis, che stampa giornali siciliani e nazionali,la Simeto Docks, concessionaria di pubblicità e affissioni, conti correnti – uno in Svizzera da quasi 25milioni di euro – polizze assicurative, 31 società, azioni e beni immobili.

Che schifo. Come si può ritenere qualcuno un “giornalista” se scrive o ha scritto per compiacere un simile losco personaggio.
Ecco chi ha avuto in mano l’Informazione nel Sud, ecco perchè le cose qui sono andate sempre peggio che altrove.
Per colpa di Ciancio e dei suoi pagati complici.

I pm: “Per il giudice Ciancio pericoloso socialmente” – Il tribunale di Catania, infatti, ha ritenuto che l’attività imprenditoriale di Ciancio si sia sviluppata “nell’interesse proprio e nell’interesse di Cosa nostra. E che in ragione di ciò il suo patrimonio si sia implementato illecitamente, giovandosi anche di finanziamenti occulti e che anche il predetto sodalizio mafioso si sia rafforzato grazie ai fortunati investimenti realizzati per il tramite dell’editore”. A spiegarlo è la procura etnea, incontrando la stampa nel day after di quello che è la principale operazione che coinvolge direttamente giornalismo e associazioni criminali. Il giudice – annota la procura guidata da Carmelo Zuccaro – ha ritenuto la pericolosità sociale qualificata del proposto per la sussistenza a suo carico di gravi indizi del rilevante contributo fornito da Ciancio al raggiungimento delle finalità perseguite dalla famiglia catanese di Cosa nostra dagli anni Settanta dello scorso secolo sino al 2013 e ha disposto la confisca di tutto il patrimonio da questi acquisito nel periodo in cui è stata accertata tale pericolosità sociale”.

Ciancio e Cosa Nostra perseguivano lo stesso interesse: arricchirsi , dando le briciole ai siciliani pezzenti e schiavi, e lasciare nel degrado un’intera storica e sacra regione.
Vergogna.

“Suo patrimonio è in parte frutto di un reato” – Quella su Ciancio è un’indagine complessa, che ha passato in rassegna anni di affari dell’editore e che ha incrociato il procedimento penale in cui è imputato per concorso esterno. Il Ros dei carabinieri si è afficata a una società esperta di consulenza patrimoniale: la Pwc. Insieme ai periti esterni gli investigatori hanno passato al setaccio anni di bilanci, migliaia di visure camerali, documenti e pendenze personali, incrociandoli con le testimonianze dei pentiti. Alla fine sono arrivati a sostenere che Ciancio ha avuto un “rapporto continuativo con esponenti di Cosa nostra” e il suo patrimonio “è in parte frutto di reato e in parte non trova giustificazione nei redditi conseguiti, quindi deve ritenersi illecito”.

Certo. Il suo patrimonio è sporco di sangue, dei proventi della droga di Cosa Nostra con cui si ammazzano i nostri ragazzi, dei proventi delle estorsioni, degli appalti truccati, del riciclo di denaro sporco.
Ciò che consentiva alla Mafia di vivere in simbiosi con le economie del nostro territorio sono proprio le imprese di Mario Ciancio Sanfilippo e il lavoro ad inchiostro dei suoi accoliti sguatteri pseudogiornalisti.

I rapporti con Cosa nostra – La pericolosità sociale dell’editore è da collegare “ai rapporti sinallagmatici intrattenuti dal Ciancio con gli esponenti di vertice della famiglia catanese di Cosa nostra sin da quando la stessa era diretta da Giuseppe Calderone, rapporti poi proseguiti ed anzi ulteriormente intensificati con l’avvento al potere di Benedetto Santapaola alla fine degli anni Settanta e al ruolo di canale di comunicazione svolto dallo stesso Ciancio per consentire ai vertici della predetta famiglia mafiosa di venire a contatto con esponenti anche autorevoli delle Istituzioni”. Come dire: a Catania Ciancio era l’uomo cerniera tra mafia e politica.

Che brutta roba. Fosse in vita anvcora tuo Zio avrebbe fatto in modo di ridare il suo giornale ai fascisti, questa volta di sua spontanea volontà.

La linea editoriale per mantenere nell’ombra la mafia – E proprio per questo motivo – sempre secondo l’accusa – l’editore e il direttore de La Sicilia imponeva al suo quotidiano una “linea editoriale improntata alla finalità di mantenere nell’ombra i rapporti tra la famiglia mafiosa e le imprese direttamente o per interposta persona controllate dalla medesima”. E poi “di non porre all’attenzione dell’opinione pubblica gli esponenti mafiosi non ancora pubblicamente coinvolti dalle indagini giudiziarie e soprattutto l’ampia rete di connivenze e collusioni sulle quali questo sodalizio mafioso poteva contare per mantenere la propria influenza nella provincia catanese”. Insomma sulle pagine del quotidiano siciliano di mafia bisognava scriverne ma con moderazione.

Ma certo, certo. Imponevano la linea editoriale a chi se la faceva imporre. Come il magnaccio impone la riscossione delle somme pagate dai clienti alle sue prostitute.
Non giornalismo…quindi..MA PROSTITUZIONE.

Zuccaro: “Si poteva fare di più” – “Se si vuole, una volta per tutte, debellare quelli che sono i fenomeni più perversi che affliggono il nostro Paese non si possono assolutamente trascurare le reti di collusione, l’interfaccia che Cosa nostra sa stabilire con tessuti ed esponenti importanti del tessuto economico e sociale. Questa indagine si scrive su questa linea, che é la linea che segue la procura di Catania”, è il commento che Zuccaro ha rilasciato sull’operazione. Nonostante la complessità della vicenda, però, secondo Zuccaro su Ciancio si poteva fare di più, visto il tanto tempo trascorso dagli anni ’70 – cioè il presunto inizio dei contatti tra l’editore e Cosa nostra – a oggi. “Una giustizia – l’ha definita il procuratore capo – che indubbiamente non ha voluto e potuto essere all’altezza dei suoi doveri istituzionali, che sono molto delicati. Ovviamente non trascuro e non ometto tutte le difficoltà che si incontrano quando si fanno indagini di questo tipo. Non vi e dubbio, però, e lo dico con grande consapevolezza, che la magistratura di Catania ha delle responsabilità a cui oggi deve assolvere senza alcuna esitazione e senza alcuna remora”.

Possa Zuccaro rimanere per sempre Procuratore Capo al Tribunale Penale di Catania insieme al suo team e affini.

Noi Siciliani finalmente meritiamo qualcosa di buono.

P.S.

Ho proposto al Sindaco, e lui lo proporrà al suo Assessore A.G.Cardillo, di lanciare una conferenza di supporto alla Magistratura per questa inchiesta che , ripeto, è la seconda storica inchiesta a fini processuali , seconda al Maxi Processo di Palermo, nella nostra amata Sicilia.

Speriamo di comunicare presto il giorno in cui avverrà, con magno gaudio.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Create a free website or blog at WordPress.com.

Up ↑

%d bloggers like this: